Legenda: ogni settimana, al termine della giornata di serie A, verrà stilata una classifica con le ‘pagelle’ giustificate e relativa votazione da 1 a 20 per ogni squadra della nostra massima serie.
SPAL 1 – il cambio al volante tra Leonardo Semplici e Gigi di Biagio non ha sortito gli effetti sperati. La squadra continua a ciondolare verso la Serie B dopo la pesantissima sconfitta in quello che era a tutti gli effetti uno scontro diretto contro il Lecce. Inspiegabile la scelta di tener fuori Strefezza, l’unico in grado, in questo periodo, di saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Male la difesa, che soffre fin da principio le scorribande di Falco e Mancosu; bene Petagna, che continua a ‘portare la croce’, dimostrando di non aver già posato la testa sul Napoli: bravo.
CAGLIARI 2 – continua a scivolare la squadra isolana. La striscia senza vittorie in casa rossoblu sale a 10. La Sardegna Arena inizia a rumoreggiare prima ed a contestare poi, subito dopo il triplice fischio. Piove sul bagnato. E la settimana non era certo iniziata nel migliore dei modi con il nuovo infortunio di Pavoletti e le annesse polemiche su voci (infondate) provenienti da screzi di spogliatoio. Le assenze di Rog e Nainggolan si sono sentite, nonostante le buone prove di Ionita e del nuovo arrivato Gaston Pereiro, che ha fatto vedere sprazzi di buona tecnica individuale. Male l’attacco, problema principe da risolvere al più presto per Maran e staff. Sta mancando, in generale, la libertà e la spensieratezza con cui la squadra giocava fino a metà dicembre.
TORINO 3 – qualcosa si è rotto. Neanche un ‘uomo-Toro’ come Longo riesce a tirar fuori dalle sabbie mobili questo Torino, che, ora, si ritrova con soli 5 punti di vantaggio sulla zona-calda. La rosa, profondamente ‘mazzarriana’, non riesce a girare come dovrebbe neanche col nuovo allenatore, che incappa nella seconda sconfitta di fila. Preoccupanti i dati della difesa, una volta tra le migliori del nostro campionato, che prende sistematicamente gol ogni giornata, e di Belotti, a secco da troppe partite. Urge un cambio di marcia.
ROMA 4 – terza sconfitta consecutiva in casa giallorossa. Pesantissima. Contro un’Atalanta che vola a +6 dalla squadra di Fonseca, la quale vede allontanarsi la possibilità di tornare a sentire il ‘The Champions’ anno prossimo. Dopo un primo tempo giocato alla pari, e finito con un errore di Palomino che spalanca la via della rete a Edin Dzeko, nel secondo la Roma non scende in campo ed in 10 minuti lo stesso difensore argentino e Pasalic, entrato da 20’’, la ribaltano. Fonseca non riesce, ancora una volta, a cambiarla con i cambi: entrano Villar e Carles Perez in virtù di Kluivert, migliore in campo, e D. Perotti, con Under che rimane seduto per tutta la partita. Incomprensibile. Oppure messaggio alla società?
SAMPDORIA 5 – sconfitta dal riverbero molto importante in casa blucerchiata. Secondo 5 a 1 subito nel giro di due settimane, stavolta ad opera della Fiorentina (che, prima della partita, era da considerarsi una diretta concorrente per la salvezza). La classifica inizia a far veramente paura: è solo 1, infatti, al momento, il punto di vantaggio sui cugini genoani, terz’ultimi in classifica. Ed i dati sconfortanti non sono certo finiti qui: quello più preoccupante riguarda la difesa, con Colley (prestazione pessima la sua, com’era già accaduto a Roma contro la Lazio; sembra aver perso la bussola) e company che hanno subito 15 gol nelle ultime 5 partite. Troppi. Ranieri deve risolvere al più presto questo problema e per farlo dovrà, per forza di cose, affidarsi al neo-arrivato Yoshida, ancora alle prese con problemi di lingua.
INTER 6 – secondo stop stagionale in campionato per la squadra di Conte. Uno stop duro, severo, ma giusto, visto l’andamento della partita. Lukaku e compagni non sono riusciti a bilanciare la differenza di qualità in mezzo al campo con il surplus di quantità, di ‘garra charrua’ direbbe qualcuno, che ha sempre caratterizzato le squadre di Antonio Conte. Anzi, l’Inter è sembrata scendere in campo fin da subito con un atteggiamento troppo prudente, che nel corso della gara non è riuscita a mutare. Sono mancati coraggio e spavalderia, soprattutto nel momento del bisogno. I singoli e, soprattutto, la difesa hanno deluso. Padelli ha dimostrato, ancora una volta, la sua inadeguatezza: uscita sconsiderata sull’azione che porta al rigore di Immobile e tuffo di una lentezza cosmica sul gol del sorpasso di Sergej Milinkovic-Savic; Skriniar sta facendo fatica, Godin continua nella sua stagione da più no che sì e De Vrij è sembrato appesantito dalla situazione ambientale. E stavolta la ciliegina sulla torta l’ha messa l’insospettabile Antonio Conte: i cambi sono stati tardivi ed inadeguati; sono usciti, infatti, Candreva e Brozovic, forse i due migliori della compagine nerazzurra fino a quel momento, per lasciar posto ad un impalpabile Moses e ad un Eriksen che non ha avuto il tempo di incidere, avendo a disposizione solo 13’. Piccolo campanello d’allarme in casa nerazzurra.
BRESCIA 7 – partita sulla carta proibitiva, sia per il valore dell’avversario, sia per le assenze che hanno colpito la squadra di Diego Lopez alla vigilia del match, Tonali e Torregrossa su tutti. Ci si son messi, dopo appena 10’, pure i giramenti di testa del portiere Alfonso (che già sostituiva l’infortunato titolare Joronen). Al suo posto il terzo portiere Andrenacci, resosi protagonista di un debutto da sogno-incubo. Dulcis in fundo l’espulsione in 195’’ per doppia ammonizione di Ayè. Alla luce di tutto ciò un buon Brescia ha di che sorridere per l’ottima prestazione in casa della capolista Juventus. Diego Lopez, però, deve iniziare a correre perché davanti volano.
BOLOGNA 8 – piccolo passo falso dopo una serie utile che aveva portato i felsinei ad un passo dal treno Europa. Passivo pesante. Non è mai bello subire uno 0-3 in casa, soprattutto contro una squadra, il Genoa, che, seppur in forma, era alla portata. Ad onor del vero, però, le attenuanti ci sono tutte: il rosso a Schouten al 34’ ha tagliato le gambe alla squadra, e quello a Denswil al 89’ ha sancito il rigore che ha permesso a Criscito di arrotondare il punteggio. Sconfitta pesante ma presto dimenticabile.
SASSUOLO 9 – quella col Parma è una sconfitta che fa male per due motivi: innanzitutto, anche se non molto sentito, è un derby; e soprattutto poiché i neroverdi rimangono in quella terra di mezzo che in questa stagione praticamente non esiste. A differenza delle scorse partite, infatti, la squadra di De Zerbi non è riuscita a concretizzare le occasioni avute ed ha pagato la giornata, per così dire, non strabiliante di Berardi, molto nervoso, e Boga. Offrendosi, da contro altare, al micidiale contropiede dei ducali.
UDINESE 10 – passettino verso la salvezza. Anche se la situazione non si può assolutamente definire tranquilla: sono, infatti, soltanto 4 i punti di vantaggio sul terz’ultimo posto occupato dal Genoa. Nella squadra friulana coesistono, in questo momento, una difesa quasi impenetrabile e un attacco che definire sterile è un eufemismo. È, infatti, 1 solo il gol segnato dall’Udinese nelle ultime 4 partite, anche se le occasioni non faticano ad arrivare. Qualora dovesse trovare concretezza sotto porta, la squadra di Gotti non dovrebbe avere troppa difficoltà a salvarsi.
HELLAS 11 – continua a stupire per la sua impressionante solidità mentale e fisica la squadra di Ivan Juric: non stacca mai la spina dalla partita, non si rilassa, non molla niente, non tira mai indietro la gamba. E questi sono i risultati: può sognare. Sognare di avere margine e prospettiva di lottare per l’Europa League. Lo dice la classifica. Lo dicono i numeri: 0 gol subiti in trasferta nel 2020. Lo dice, anche, l’andamento dell’ultima partita, nel corso della quale la chance più grossa è, ancora una volta, capitata sui piedi di Mattia Zaccagni.
MILAN 12 – tutti si attendevano l’effetto Ibra. Ed ecco servito l’effetto Rebic. Il croato decide un’altra partita e sale a quota 6 gol (5 in campionato ed 1 in coppa Italia) nelle ultime 8 partite, da quando Pioli ha deciso di credere in lui. Che sia Ante l’erede di Nocerino? Pioli, in ogni caso, grazie all’apporto psicologico e comportamentale del fenomeno svedese, sembra aver trovato la quadra tecnico-tattica, ed i giocatori, galvanizzati (o impauriti?) da Ibrahimovic sembrano dare e sudare come mai prima d’ora in stagione. Vittoria di misura e sesto posto agganciato. Non è mai troppo tardi per sognare con un … Rebic così.
PARMA 13 – se si cerca sul dizionario la parola ‘Parma’ tra i sinonimi ci sarà sicuramente ‘contropiede’. Ennesima vittoria che porta il nome di d’Aversa. Questo è il suo Parma. Questo è il suo stile di gioco. E pochi giocatori si trovano bene in questo gioco quanto Gervinho. Gervinho che passa da epurato a perdonato in meno di 90’ mettendo nelle tasche di d’Aversa 3 punti dal profumo d’Europa. Ora non può più tirarsi indietro: l’Europa League diventa un obiettivo.
NAPOLI 14 – vittoria importantissima per la classifica e per i giochi europei, quella napoletana arrivata alla Sardegna Arena. Inizia ad emergere il lavoro di Gattuso, che ha, da una parte, inspessito il Napoli, abbassando la squadra di una ventina di metri, e dall’altra dato quella mentalità provinciale adatta a lottare in stagioni nate storte come quella attuale. Fondamentale, poi, l’intuizione di Elmas come elemento da tridente. E, ancora più fondamentale è stato il ritorno di Mertens. Lasciato alle spalle il discorso contratto, con la società partenopea che in questo momento non può guardare al domani, figuriamoci al dopodomani, il belga è tornato ad incidere sulle sorti della squadra. Che sia lui l’arma in più per la volata europea?
FIORENTINA 15 – squadra viola che, dopo 2 partite senza raccogliere alcun punto, ha risposto presente ed ha dato un colpo pesante alla lotta salvezza. Complice un autogol, 2 rigori e 2 espulsioni a danno della Sampdoria, la squadra di Iachini è riuscita a infliggere un sonoro 1 – 5 a quella di Ranieri che vale ben più dei 3 punti guadagnati. Chiesa e Vlahovic hanno iniziato ad ingranare. Il primo sta soltanto confermando lo status di giocatore internazionale che si è guadagnato negli anni; il secondo è una macchina in accelerazione che non sembra volersi fermare e di cui continueremo a parlare per fisico, talento e killer instinct.
JUVENTUS 16 – risultativamente e numericamente la squadra bianconera può continuare a sorridere. Ma, sul campo, ancora una volta non ha entusiasmato. La prestazione non è stata delle migliori se si considera il fatto che contro aveva la penultima forza del campionato in piena emergenza infortuni, rimasta in 10 dopo appena 40’. Due note positive: Dybala e Chiellini. Prestazione magnificente quella dell’argentino, che, come spesso nell’ultimo periodo, ha deliziato i suoi tifosi con un football che ha pochi eguali in Europa. Il ritorno di Chiellini, poi, potrà sicuramente andare a limare i problemi evidenziati in fase difensiva dalla squadra di Sarri. Una nota negativa: l’infortunio dell’epicentro tecnico della squadra, Miralem Pjanic.
GENOA 17 – vittoria di capitale importanza quella del Grifone sul campo del Bologna. La squadra di Nicola ha improvvisamente iniziato a correre. Merito sicuramente del tecnico, ma anche di un mercato (stranamente) oculato che ha portato in riva al Mar Ligure i pezzi giusti. Soumarò, di nuovo tra i migliori difensori della giornata, a difesa di un impenetrabile Perin. Sanabria e Schone rivitalizzati. Pinamonti ritrovato. Tutto sotto l’egida di Mimmo Criscito, il capitano, che sancisce la vittoria a Bologna con il 6° gol in 17 presenze: non male.
LECCE 18 – quella salentina è una vittoria che messa sul piatto della bilancia vale quella dell’Atalanta o della Lazio. Anche se non si parla di qualificazione alla prossima Champions League o di corsa Scudetto, quello con la Spal era uno scontro diretto. Le insidie erano dietro l’angolo: i ferraresi avevano cambiato allenatore in settimana, situazione che quasi sempre porta ad una scossa di risultati e gioco, e l’entusiasmo per la doppia roboante vittoria con Torino e Napoli poteva creare un po’ di superficialità in casa giallorossa. Liverani, però, ha cancellato la parola ‘superficialità’ dal dizionario. Un dizionario che conosce poche parole, ma buone per arrivare all’obiettivo salvezza. Una di questa è ‘bel gioco’. Strano vedere una squadra che deve salvarsi con un’identità offensiva così ben definita ed efficace. 9 punti nelle ultime 3 giornate. Scatto-salvezza.
ATALANTA 19 – poche parole sul calcio di Gasperini e su quella che, ormai, si è consolidata come quarta forza del nostro campionato. Si pensava ad un’Atalanta distratta dalla Champions, dalla ‘partita della storia’ contro il Valencia; si pensava al turnover; si pensava che la Roma avrebbe potuto riequilibrare un po’ le carte della zona Champions. Si pensava male. Gasperini manda in campo la migliore formazione possibile, vuole assicurarsi la qualificazione alla coppa dalle grandi orecchie ancora prima di dover concludere la competizione di quest’anno. E riesce nel suo intento. Dopo un primo tempo così e così che vede la Roma in vantaggio al termine dei 45 minuti, gli orobici tornano in campo con la consueta cattiveria ed i consueti ritmi forsennati ed in 10’ ribaltano i giallorossi con Palomino e Pasalic. Ora la classifica dice +6 sul quinto posto. A Bergamo possono dormire sogni tranquilli.
LAZIO 20 – vittoria di testa, di cuore e di gioco in uno scontro diretto che può segnare la volata scudetto. La Lazio non può più nascondersi. È in corsa per lo scudetto. E con l’ennesima vittoria, che porta a 19 la striscia senza sconfitte, continua ad aumentare la consapevolezza nei suoi mezzi, costruita minuto dopo minuto durante la stagione. L’ha decisa Milinkovic Savic la partita con l’Inter. Il serbo si è evoluto, è stato lavorato da Simone Inzaghi che ne ha fatto la sua arma strategica in grado con i suoi inserimenti di distruggere le linee difensive avversarie, come ha fatto ieri. Non possono mancare gli elogi per il tecnico piacentino che, anche in questa occasione, ha letto la partita magnificamente: prima ha ordinato a Luiz Felipe e Radu di salire leggermente, in modo da togliere riferimenti ai mezzi dell’Inter che così non riuscivano ad accorciare con i tempi giusti su Milinkovic-Savic e Luis Alberto; poi, quando ha visto che la sua squadra stava soffrendo le scorribande offensive di Young e Candreva vi ha posto rimedio inserendo Lazzari e spostando Marusic, vincendo di fatto la partita a scacchi con Conte. È nata una nuova stella nel firmamento del campionato.