#SarriBall or #SarriOut?

Il ‘Sarrismo’ non è ancora sbarcato sul pianeta Juve. E, forse, non ci sbarcherà mai. Numerose sono, infatti, già a questo punto della stagione, le voci che vedono e vogliono il tecnico di Napoli lontano da Torino. Il motivo? Sarri era stato preso per portare ciò che, a detta di molti, mancava alla compagine bianconera: il bel gioco e un’identità tattica ben definita e riconoscibile in tutta Europa. Ebbene siamo a metà febbraio ed il mondo bianconero non è assolutamente soddisfatto dell’operato del tecnico e, più di qualcuno, inizia a rimpiangere il tanto vituperato Max Allegri.

NUMERI – La prima Juve di Allegri alla 23° giornata aveva gli stessi punti di quella di Sarri: 54; le vittorie erano 16, contro le 17 attuali, mentre i pareggi 6 contro 3, e le sconfitte, vero dato spartiacque, soltanto 1 a confronto delle 3 della Juve 19/20. I gol segnati sono 44, ben 5 in meno della prima Juve targata Allegri ma il dato più clamoroso riguarda i gol subiti: sono 23 nella stagione attuale, ben 11 in più dei 12 della ‘Banda Max’. Il dato diventa ancor più preoccupante se il raffronto si effettua con la scorsa stagione: i bianconeri lo scorso anno hanno subito 30 gol in tutto il campionato, mentre in questo momento, alla 23° stagionale, ne hanno già subiti 23, soltanto uno in meno della media degli ultimi anni (24). E, dulcis in fundo, i clean sheet della ‘Banda Sarri’ sono solamente 7, mentre l’anno scorso, con le stesse giornate alle spalle, la Juve di Allegri ne aveva totalizzati ben 12 (5 in più).

TATTICAMENTE PARLANDO – Il ‘Sarriball’ lo si è visto a Torino. Almeno sulla carta. Il 24 Agosto, infatti, la prima Juve di Sarri andava in scena allo stadio Ennio Tardini di Parma col più classico dei 4-3-3 dell’allenatore napoletano. Durante la stagione, poi, complici i numerosi e ripetuti infortuni di Douglas Costa e la scarsa condizione, a turno, degli interpreti avanzati (Higuain, Dybala e Ronaldo) il tecnico ha proposto varie soluzioni: dal ‘Digualdo’, il tridente pesante, al trequartista, con Ramsey, Dybala e Bernardeschi che si sono alternati alle spalle delle due punte, per ritornare al 4-3-3 con il rientro dall’infermeria di Douglas Costa (già tornatoci nel match di sabato sera al Bentegodi). Ieri sera, a Milano, nella semifinale di Coppa Italia, l’ultima variante tattica: nella distinta consegnata all’arbitro il modulo era un 4-3-3, con Dybala e Cuadrado ai lati di Ronaldo; nello sviluppo del gioco, però, sia in fase di possesso che di non possesso Cuadrado si abbassava sulla linea dei centrocampisti, Matuidi si allargava e Ramsey e Pjanic piantavano i piedi al centro del campo. 4-4-2, parlando in soldoni. Col passare dei minuti, inoltre, per far rimedio ad un gioco offensivo molto sterile, che non ha impensierito mai (o quasi mai) il Milan, Dybala retrocedeva per creare superiorità numerica sulla trequarti, andando a configurare una sorta di 4-4-1-1.

Tutto inutile, o quasi. Il ‘Sarri-ball’ a Torino è rimasto sulla carta, almeno per il momento. Il gioco, che tanto entusiasmava Napoli e che convinse l’oltremanica a portare il tecnico napoletano sulle sponde del Tamigi, a Torino non lo hanno ancora visto. Ed i risultati non sono quelli che i tifosi bianconeri speravano quando, a maggio, Allegri fu accompagnato all’uscio.

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