‘Atalanta sta ad emozione come emozione sta a calcio’. Fosse possibile semplificare la storica serata del 19 febbraio scorso, l’‘equazione emozionale’ (passatemi il termine) sarebbe sicuramente un ottimo metodo. Le emozioni sono, infatti, il succo del calcio, l’essenza stessa del gioco. E questa Atalanta, di emozioni, ne è fucina senza eguali. L’impresa è, certamente, parziale, ma la prestazione orobica ha generato esaltazione (in termini magari anche un pochino esagerati) per la squadra di Gasp che è vicino ad un qualcosa di quasi impronunciabile: i quarti di finale di Champions League.
PARTITA – San Siro. 19 febbraio 2020. Atalanta – Valencia. Primo storico atto nella fase ad eliminazione diretta per l’Atalanta dei miracoli. La Dea si presenta alla scala del calcio da esordiente assoluta a questo punto della competizione e lo fa con il proprio abito, prendendosi la scena, quasi ridondante nel mostrare orgogliosa i frutti del suo lavoro. Gomez e compagni hanno, infatti, espresso tutto il loro menù calcistico. L’antipasto è sicuramente la costruzione dal basso, primo caposaldo del ‘Gasperinismo’. Il gioco deve sempre partire dai 3 difensori centrali, per poi svilupparsi lungo l’asse centrocampista centrale – trequartista ed arrivare a creare l’inserimento degli esterni ed il riempimento dell’area con più giocatori possibili. In questo primo tempo della ‘disfida Valenciana’ di ciò ne ha sicuramente goduto Hateboer, mattatore impronosticabile con due reti. Tal costruzione di gioco, condita e conclusa spesso dal ‘esterno per esterno’ è diventata ormai un must. E la squadra lo compie talmente alla perfezione da, in una cornice come questa, nel palcoscenico europeo più importante, iscrivere il terzino olandese due volte nel tabellino dei marcatori. Non è delirante dire che essa abbia acquisito ormai lo status di giocata consolidata e caratteristica di questo sport, di giocata che tu puoi prevedere e studiare, ma non difendere (un po’ come il rientro sul sinistro di Robben, l’abbassamento di Firmino per lanciare le frecce Salah e Manè piuttosto che il classico uno-due Messi-Suarez). Come primo piatto troviamo la pressione, quasi folle, in ogni zona del campo. In particolar modo, schierandosi il Valencia con un 4-4-2 con evidenti sfoghi di gioco sulle fasce, il centrale laterale, coadiuvato dal centrocampista centrale e dall’esterno devono formare una gabbia sugli esterni spagnoli, in modo da permettere una riconquista veloce della palla nel migliore dei casi, nel peggiore far ricominciare la manovra avversaria dal basso o sporcare le linee di passaggio verso il centro del campo. Il dolce, infine, si sa, è quello che decide la cena, che può lasciare un più o meno bel ricordo. E Gasperini, nel suo menù-pensiero calcistico, propone un dessert di una qualità eccelsa: i singoli. Spesso, guardando alla rosa bergamasca, si compie un errore di sottovalutazione. Sono giocatori che hanno caratteristiche per stare a questi livelli e decidere partite di questa importanza.

Il calcio offre sogni a tutti. Ma i sogni bisogna afferrarli, bisogna crederci. E per crederci devi avere forza dell’ingegno e costanza nell’applicazione nel lavoro quotidiano. Caratteristiche che a Bergamo non mancano. Per cui non svegliate questa Atalanta, sta afferrando il suo sogno.
