Arbitro o ‘giurista da campo’?

Stadio Ennio Tardini di Parma. Sul cronometro corre il minuto 91’. Parma e Lazio sono sul risultato di 0-1 a favore degli ospiti. Decide Caicedo, fino a quel momento. Momento in cui il terzino ducale Pezzella mette al centro una palla insidiosa dando via all’ennesimo episodio arbitrale. All’interno dell’area di rigore biancoceleste Acerbi è in marcatura su Cornelius, entrambi sbracciano. L’attaccante prova a prendere posizione e spazio per cercare la rete, il difensore a negarglielo. Ora, è innegabile che nel momento in cui il cross di Pezzella giunge in area di rigore la trattenuta di Acerbi sia evidente, e lo è ben più del movimento di braccia che Cornelius compie per tenerlo lontano e battere a rete. Il direttore di gara, però, a seguito della caduta dell’attaccante ducale, premia il difensore e concede punizione alla compagine capitolina. Perché tale decisione in un caso che sembra così netto ed oggettivo? Proviamo a fare chiarezza.

Per farla bisogna richiamare da una parte il protocollo VAR e dall’altra la giurisprudenza composita dal ‘caso Kjaer-Llorente’ in Napoli – Atalanta della 10° giornata e dal successivo commento in merito del responsabile CAN-A Nicola Rizzoli. Iniziamo dal protocollo: il VAR può intervenire, deve intervenire (aggiungerei), in caso di chiaro ed evidente errore da parte del giudice di gara. A questa regola generale, aggiungiamo ora il precedente giurisprudenziale di Napoli – Atalanta: in quell’occasione ci fu un contatto in area orobica tra Kjaer e Llorente (molto simile a quello Acerbi – Cornelius) sul quale, però, Giacomelli, a differenza di Di Bello, non si espresse, lasciando correre il gioco. Rizzoli, a fine partita, riprese il ‘suo’ arbitro: ‘Errore su Llorente? L’arbitro doveva certamente interrompere il gioco e prendere una decisione’.

Ora abbiamo tutti gli elementi per comprendere meglio la polemica. Possiamo, quindi, provare ad ipotizzare che Di Bello, memore e consapevole delle direttive del suo responsabile, abbia fischiato, prendendo (sicuramente) una decisione troppo frettolosa, che ha giudicato l’intervento del difendente posteriore, anche se di entità nettamente superiore, a quello dell’attaccante, andando così a pregiudicare l’intervento del VAR, non trattandosi di ‘chiaro ed evidente errore’.

Che la figura dell’arbitro stia cambiando e si stia evolvendo è sotto gli occhi di tutti. Ma di questo suo passaggio da mero garante delle regole del giuoco del calcio a ‘giurista da campo’ che, oltre ai giocatori, deve tener conto di una miriade di fonti normative e, come abbiamo visto, giurisprudenziali, ne beneficia realmente il gioco?

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